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Auguri "speciali" dalla CRI
23-12-2010 22:40 - NEWS DAL COMITATO PROVINCIALE DI BIELLA
"Al carcere di Biella si sta bene". "Provengo da un altro penitenziario, dove non ci coinvolgevano in nessun progetto. Soltanto ore e ore passate in cella". "Quando sono arrivato qui, non sapevo nemmeno tenere un pennello in mano e ora dipingo murales". Sono le voci dei detenuti del carcere di Biella, che hanno partecipato alla creazione dei biglietti augurali, dipinti a mano, e distribuiti dalla Croce Rossa in tutta la città. Un modo diverso per unire il mondo del volontariato con quello che c´è dietro alle sbarre. Un filo che collega due universi distanti e paralleli. La collaborazione tra la Casa circondariale e il Comitato provinciale è nata la scorsa primavera, con i primi colloqui tra la direttrice Antonella Giordano e il commissario Piero Massara. Seduti attorno a un tavolo, insieme agli operatori, avevano gettato le basi per una serie di progetti che vedevano i detenuti come principali attori. Non un atto di buonismo o di pietà, quando la volontà di portare a conoscenza la popolazione biellese dei lavori che, quotidianamente, impegnano i reclusi, oltre alle lezioni scolastiche o alle attività esterne. "Abbiamo iniziato con le magliette dipinte a mano - commenta il commissario Massara -, che abbiamo distribuito nel corso di una manifestazione sportiva. Hanno riscosso un successo tale, che si è deciso di ripetere l´esperimento con i biglietti augurali di fine anno". Sono stati cinque, in quest´ultimo caso, i detenuti che hanno deciso di cimentarsi con tinte e pennelli. Ne sono uscite un centinaio di cartoline, di soggetti diversi, con tanto di fiammelle e scritte augurali. Per ringraziare e cimentare questa unione, tra carcere e Croce Rossa, si è tenuto nei giorni scorsi un piccolo incontro tra reclusi, direzione e vertici Cri. Uno scambio di auguri, semplice ma sentito, che potrebbe trasformarsi in tradizione. "Contiamo molto su questa collaborazione - ha detto la direttrice, Antonella Giordano -, che speriamo continui anche con altri progetti. E´ importante per il recupero dei nostri detenuti, che si sentono utili". E sono proprio loro, a raccontare le loro esperienze. Chi scrive poesie, ed è già riuscito a pubblicare un primo libro, chi si è riscoperto artista di colpo. Tutti, però, hanno un pensiero comune: "Ci dispiace per quelli che non partecipano ai progetti. Sono un modo per sentirci ancora utili e avere un contatto con l´esterno. Non è accettabile restare in cella senza fare nulla tutto il giorno. Lavorare ci aiuta anche a non pensare alla nostra condizione".